LA STORIA DEL CARDIO REBOUNDER: il brevetto nato sorseggiando una tazza di tè

Tempo fa avevo letto un commento su Facebook dove la paternità della Jump Board veniva attribuita a Joseph Pilates. Sapevo che era un’informazione sbagliata, quindi ho fatto un po’ di ricerca, anche grazie all’aiuto di Marjolein.

L’altro “errore” che leggo spesso è quello di considerare la Jump Board simile, migliore o peggiore del Cardio Rebounder. Sono due esperienze diverse. Nessuna delle due è stata un’invenzione di Joseph Pilates, ma entrambe, usate come si deve, interpretano i fondamenti del Pilates in modo meraviglioso.

A sviluppare una delle prime versioni della Jump Board, dopo la morte di Joseph Pilates, fu una sua allieva: Eve Gentry.

Eve nasce nel 1909 in California. Si dedica fin da piccola alla danza classica, folk, da sala e moderna. Prima di compiere 20 anni si trasferisce a New York City, dove inizia la sua carriera di ballerina.

Dopo anni trascorsi a ballare, Eve inizia a soffrire di problemi cronici alla schiena e alle ginocchia: chiede aiuto a Joseph Pilates, famoso in quegli anni tra i ballerini professionisti di New York. Poco tempo dopo diventa una delle sue fedeli insegnanti e collaboratrici.

Nel 1955 Eve si sottopone ad una mastectomia totale, che comporta l’asportazione dei muscoli pettorali. Dopo l’intervento non era in grado di sollevare le braccia, una condizione che avrebbe potuto segnare la fine della sua carriera di ballerina. Nel giro di un anno, con l’aiuto di Joseph e Clara, Eve riesce a riacquistare la piena mobilità delle braccia e della parte superiore del corpo. Dopo la guarigione, Eve continua a lavorare con Joseph per altri 10 anni.

Nel 1967 Joseph Pilates muore e nel 1968 Eve si trasferisce nel New Mexico, dove fonda il suo studio di danza e Pilates.

Agli inizi degli anni ’70 aveva già sviluppato una prima versione della Jump Board. La ricerca storica condotta dall’insegnante di Pilates Nora Gomez-Dears colloca infatti la Jump Board di Eve proprio in quel periodo: secondo le testimonianze che ha raccolto, Eve e suo marito avevano già realizzato questo attrezzo quando Michele Larsson iniziò a studiare con lei nel 1973. [1]

La Jump Board nasce come strumento di riabilitazione, in particolare per i ballerini. Il suo obiettivo originale non era l’attività cardiovascolare. La posizione sdraiata sul Reformer riduceva il carico del peso corporeo, mentre la superficie rigida e stabile permetteva ai ballerini di allenare il salto, l’atterraggio, l’articolazione del piede e il corretto assorbimento delle forze su qualcosa di più simile al pavimento. La ricerca di Gomez-Dears descrive proprio questo utilizzo riabilitativo come l’approccio originale e più classico alla Jump Board, mentre il suo impiego come strumento cardiovascolare si è sviluppato successivamente. [1] La rigidità della Jump Board, quindi, non era un limite: faceva parte della sua funzione.

Questo diventa ancora più chiaro nella storia del San Francisco Ballet. Agli inizi degli anni ’80, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, i ballerini si trovarono ad allenarsi su pavimenti con pochissimo assorbimento dell’impatto e gli infortuni aumentarono rapidamente. Molti di loro vennero seguiti dal programma di riabilitazione per ballerini del St. Francis Hospital in California. [1]

Durante la riabilitazione veniva già utilizzato il Reformer per allenare nuovamente il salto: i ballerini saltavano spingendo dalla footbar con una resistenza molto leggera. La soluzione, però, aveva dei limiti evidenti. Potevano mancare la footbar durante l’atterraggio, rendendo l’esercizio poco pratico e potenzialmente pericoloso sia per il ballerino sia per il fisioterapista.

Durante un successivo incontro al quale parteciparono, tra gli altri, Eve Gentry, Ron Fletcher, Kathy Grant e il produttore di attrezzature Pilates Ken Endelman, si cercò quindi una soluzione più sicura. Eve spiegò che lei e suo marito avevano già sviluppato una Jump Board agli inizi degli anni ’70 e che ne aveva una installata sul proprio Reformer. Endelman sviluppò ulteriormente l’idea, aumentando le dimensioni della tavola e realizzando un sistema che permetteva di montarla nella posizione del footbar. [1]

La rigidità della Jump Board aveva quindi uno scopo preciso: non era semplicemente una superficie contro cui rimbalzare. Per ballerini e altri atleti, imparare ad organizzare la parte inferiore del corpo e ad assorbire correttamente le forze durante l’atterraggio faceva parte della riabilitazione stessa. Gomez-Dears sottolinea come questo lavoro richieda una notevole coordinazione e destrezza della parte inferiore del corpo, motivo per cui continua ad utilizzare la Jump Board soprattutto con persone che hanno realmente bisogno di allenare questa specifica capacità. [1]

Arrivano gli anni ’80 ed è importante ricordare il contesto storico. Nel 1982 Jane Fonda lancia il suo primo allenamento, l’Aerobica diventa un metodo di allenamento popolare e il fitness inizia ad essere commercializzato. Arriva anche il concetto “No Pain No Gain”, diametralmente opposto a quello del Pilates. Nonostante questo e la moda di diete molto restrittive, la popolazione americana registra un continuo aumento dei casi di obesità.

Il Pilates continua ad espandersi, ma resta un metodo elitario per i costi delle lezioni e dei macchinari. Diventa uno dei segreti delle star di Hollywood, senza mai perdere il suo stretto legame con il mondo della danza.

Nel 1991 Eve Gentry fonda con Joan Breibart, ex allieva di Carola Trier, altra allieva di Pilates che aveva aperto uno studio a New York, il Pilates Method Institute di Santa Fe.

Nel 1995 Marjolein, dopo il suo famoso incidente durante una corsa mattutina, si rivolge per la sua riabilitazione proprio allo studio fondato da Eve Gentry, su consiglio del suo ortopedico. Qui lavora con Michele Larsson e conosce direttamente anche la Jump Board.

Marjolein rimane stupita dai risultati con il Reformer. Non solo riesce a recuperare dai suoi infortuni, ma scopre quanto profondamente il Pilates sul Reformer possa cambiare il corpo e il modo di muoversi. Le diventa subito chiaro che offriva benefici che andavano ben oltre quelli che aveva sperimentato fino ad allora con l’allenamento fitness tradizionale.

Le lezioni, però, erano costose e fuori dalla portata della maggior parte delle persone. Marjolein inizia così a pensare a come rendere il Reformer più accessibile.

Tra il 1996 e il 1997 c’è molto fermento nel mondo professionale del Pilates. Marjolein studia con Romana Kryzanowska, una delle allieve di Joseph Pilates, e collabora con un’azienda specializzata in Home Fitness, Stamina Products, per produrre un Reformer accessibile e facile da usare a casa. Lo chiamano Pilates Performer e durante la prima presentazione su QVC va sold out in pochi minuti.

Il Pilates Performer era venduto non solo su QVC, ma anche nello studio di Pilates Inc., dove Romana era partner didattica e direttrice del programma di formazione. Romana utilizzò il Performer anche nel suo libro del 1999, The Pilates Method of Body Conditioning, un testo di riferimento dedicato ai principali esercizi del Pilates.

Marjolein registra con lei diversi video, utilizzando anche altri attrezzi inventati da Joseph, come la Chair, il Magic Circle, la Box and Pole, lo Spine Corrector e la Small Barrel.

Marjolein era una runner e credeva fortemente nei benefici dell’attività cardiovascolare. Allo stesso tempo, si rendeva conto che proprio il cardio era l’elemento che mancava nel Pilates sul Reformer.

Nel 1999 le viene diagnosticata la prima microfrattura al piede e le viene consigliato di interrompere la corsa ad alto impatto, sopratutto nel lungo termine. Marjolein inizia quindi a cercare un modo per non rinunciare all’attività cardiovascolare ed evitare di sottoporre continuamente i piedi allo stesso stress. Pensa alla Jump Board di Eve Gentry, ma ne conosce i limiti rispetto a quello che stava cercando di ottenere. È interessante notare che nello stesso periodo storico stavano emergendo anche altri sistemi di allenamento basati sul salto, come lo Shuttle 2000 di Gary Graham, sviluppato con finalità cardiovascolari che catturò l’attenzione di Romana Kryzanowska. [3]

Fatto sta che la Jump Board aveva riacceso l’interesse di alcuni produttori di attrezzi Pilates come strumento per la riabilitazione. La sua superficie rigida aveva perfettamente senso quando l’obiettivo era quello di rieducare il salto e l’atterraggio. Per un ballerino, imparare ad articolare correttamente i piedi, organizzare la parte inferiore del corpo e assorbire nel modo giusto le forze generate dall’atterraggio faceva parte dell’esercizio stesso.

Marjolein, però, pensava ad un pubblico completamente diverso. Quello che sarebbe poi diventato l’AeroPilates era stato pensato per persone comuni che si allenavano a casa, non necessariamente per ballerini, atleti o persone con una tecnica di atterraggio particolarmente allenata.

Per un’attività cardiovascolare prolungata riteneva che atterrare continuamente contro una superficie rigida producesse ancora troppo impatto. Una Jump Board rigida è poco tollerante rispetto ad un atterraggio non perfetto, perché è soprattutto il corpo, e non la superficie, a dover gestire le forze generate dal movimento.

Le serviva qualcosa di diverso: una superficie più “permissiva”. Un giorno, mentre sorseggia il suo tè nero inglese preferito, le viene l’intuizione: invece di atterrare contro una tavola rigida, cosa succederebbe se il Reformer incorporasse una superficie elastica, simile a quella di un trampolino?

L’idea era semplice, ma applicarla al Reformer dava vita a qualcosa di completamente diverso. La superficie elastica poteva cedere sotto i piedi, assorbire parte dell’energia dell’atterraggio e restituirla sotto forma di rimbalzo, trasformando il salto ripetuto in un’attività cardiovascolare fluida anziché nella simulazione del salto contro una superficie rigida.

Questa idea viene successivamente sviluppata insieme a Stamina Products fino a diventare parte di sistema di allenamento brevettato: il Cardio Rebounder di AeroPilates. [2]

Ed è importante sottolineare un dettaglio: il brevetto non riguardava il tappeto elastico o il trampolino preso da solo. L’innovazione era il sistema di allenamento creato combinando il Reformer con un supporto elastico per i piedi. [2]

Il brevetto americano originale, depositato da Stamina Products con data di priorità 17 gennaio 2003, descrive un attrezzo composto da binari, un supporto mobile per il corpo (il carrello), un sistema di resistenza (le corde elastiche) e un supporto elastico simile ad un trampolino. Quando la persona ritorna verso questa superficie, il materiale elastico cede sotto i piedi, assorbe energia e la restituisce attraverso il rimbalzo, contribuendo a spingere il carrello nella direzione opposta. [2]

Il brevetto cita persino il Pilates Performer già esistente come esempio del tipo di attrezzo al quale questo nuovo sistema poteva essere applicato. Descrive inoltre il supporto elastico come un accessorio in grado di sostituire il normale supporto per i piedi di un attrezzo già esistente. [2]

Questa distinzione è importante. I trampolini elastici esistevano già. I Reformer esistevano già. Anche saltare su un Reformer esisteva già grazie alla Jump Board. Quello che viene brevettato è l’integrazione di questi principi in un unico sistema di allenamento, dove una superficie elastica lavora insieme al carrello mobile e al sistema di resistenza del Reformer. [2]

Il Cardio Rebounder porta così qualcosa di realmente nuovo nel Pilates sul Reformer: l’attività cardiovascolare non è più semplicemente un utilizzo alternativo di una Jump Board rigida, ma diventa parte della progettazione e del funzionamento dell’attrezzo stesso.

Era il pezzo che mancava all’idea di Marjolein: la possibilità di combinare forza, flessibilità e movimento controllato del Pilates sul Reformer con un’attività cardiovascolare continuativa, sostituendo la superficie rigida dell’atterraggio con una superficie progettata per cedere e rimbalzare.

AeroPilates nasce come un Reformer domestico, portatile e pieghevole, accompagnato da un Cardio Rebounder leggero e semplice da inserire, rimuovere e maneggiare. Per chi si allenava a casa offriva qualcosa di completamente diverso rispetto alla funzione riabilitativa originale della Jump Board: un modo accessibile per aggiungere attività cardiovascolare all’allenamento Pilates. La ricerca storica sulla Jump Board conferma l’impiego diffuso come esercizio cardiovascolare fu un addattamento successivo. [1]

Ed è forse questo il modo più semplice per capire perché Jump Board e Cardio Rebounder non dovrebbero essere considerati due versioni concorrenti dello stesso accessorio: la Jump Board è nata per allenare e recuperare la gestione dell’impatto; il Cardio Rebounder è nato per ridurre l’impatto Due idee diverse, nate per due scopi diversi. Nessuno dei due è la versione migliore dell’altro.

Le osservazioni cliniche e gli studi pilota sull’AeroPilates supportarono lo sviluppo dell’invenzione, mostrando che era possibile consumare energia in modo efficace anche in posizione orizzontale e che, utilizzando una resistenza ridotta, era possibile coinvolgere contemporaneamente i muscoli addominali e allenare il core.

Rispetto alla Jump Board, il Cardio Rebounder funzionava bene anche per persone decondizionate o poco allenate. La superficie elastica era più tollerante nei confronti delle variazioni dell’atterraggio, rendendo il rebounding ripetuto accessibile anche a chi non aveva la precisione di movimento di un ballerino professionista.

Il Cardio Rebounder diventava così il compagno perfetto del Reformer domestico pieghevole. La sua robusta struttura in acciaio, la leggera superficie in tessuto resistente e le caratteristiche corde elastiche, sostituivano la pesante lastra di legno e l’eventuale imbottitura della Jump Board, rendendolo facile da inserire, rimuovere e maneggiare.

Nasce così AeroPilates: un Reformer domestico, portatile e pieghevole, con un Cardio Rebounder leggero che poteva facilmente diventare parte dell’allenamento.

Rispetto allo scopo riabilitativo originale della Jump Board, rappresentava qualcosa di completamente diverso. Le persone potevano finalmente aggiungere attività cardiovascolare al proprio allenamento sul Reformer, continuando contemporaneamente a beneficiare degli esercizi Pilates pensati per migliorare forza e flessibilità.

I primi AeroPilates dotati di Cardio Rebounder arrivano agli inizi degli anni 2000. Lo sviluppo di questo sistema porta alla domanda di brevetto con data di priorità 17 gennaio 2003. [2]

Vengono svolti studi in collaborazione con diverse università per comprendere meglio la sua efficacia.

I risultati mostrano miglioramenti misurabili. A parità di uno sforzo moderato mantenuto ad un’intensità percepita costante su un tapis roulant o un’ellittica professionali, l’allenamento con il Cardio Rebounder permetteva di consumare energia coinvolgendo contemporaneamente diversi gruppi muscolari e riducendo l’impatto associato alle attività cardiovascolari eseguite in posizione verticale. Permetteva inoltre movimenti impossibili da eseguire in piedi, rendendo questo nuovo tipo di allenamento più vario e completo.

Diventava così un ottimo alleato per un esercizio costante a intensità moderata, nella cosiddetta “fat-burning zone”, dove il corpo può utilizzare proporzionalmente una maggiore quantità di grassi come fonte energetica. Durante gli studi, chi associava un allenamento costante con AeroPilates ad una dieta equilibrata riusciva a migliorare la gestione del peso, aumentando contemporaneamente tono muscolare, forza e flessibilità.

AeroPilates, grazie al Cardio Rebounder, porta quindi l’attività cardiovascolare nel Pilates sul Reformer, trasformandolo in una piattaforma di allenamento più completa e adatta a diverse età e livelli di preparazione.

Quello che forse Marjolein non immaginava, mentre sorseggiava quella tazza di tè nero inglese, era che la soluzione ad un problema molto personale avrebbe contribuito a cambiare il modo in cui tante persone avrebbero iniziato ad avvicinarsi ad un allenamento completo e cardiovascolare a basso impatto.


Riferimenti storici

[1] Nora Gomez-Dears, The Jump Board Mystery, All Things Pilates with Darien Gold, episodio 41, 23 settembre 2020.

[2] Exercise Apparatus with Resilient Foot Support, brevetto statunitense US7179207B2. 

[3] La storia dello Shuttle CMC inizia intorno agli anni ’60 come progetto di un dispositivo da utilizzare nelle stazioni spaziali per contrastare il decondizionamento cardiovascolare degli astronauti. Il progetto iniziale venne abbandonato, ma il suo inventore, Gary Graham, lo riprese successivamente, lo brevettò nel 1987 e lo introdusse sul mercato nel 1991.

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IL POTERE CHE CI SOSTIENE - di Marjolein Brugman